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Martedì 19 maggio ore 15:30.

Grazie all’abilità dei docenti Gastone Breccia, Leone Porciani e Miriam Turrini in un semplice incontro sono state proposte riflessioni interessanti sul tema CRISI.

Come tutti i buoni studiosi fanno, si parte dall’analisi della parola stessa per poi rifletterci. Crisi: dal latino crisis, dal greco krísis ‘scelta, decisione, fase decisiva di una malattia’, comunque la parte finale di un processo. Questa parola implica giudizio, quello che viene richiesto agli uomini per scioglierla.  

Parola densa e impegnativa per l’umano come la realtà che in genere indica.

Per noi crisi ha un solo significato, con accezione negativa, ma è importante vedere da dove traggono origine i concetti di cui si parla.

Una crisi procede per stadi: dapprima politica, poi strategica ed infine tattica. Essere in grado di reagire prontamente è determinante.

Lo studio della storia permette anche di capire che esistono universali strategie: problemi che si ripresentano. La guerra è una sorta di destino.

Breccia ha portato un esempio calzante per i giorni nostri, ma anche angosciante. Si tratta della vicenda dell’isola di Pasqua, un mondo idilliaco di 20.000 polinesiani, che si sono autodistrutti con una serie di guerre dovute ad una mancanza di risorse primarie, fino a ridursi a 1.500. Ci assomigliano e la domanda sorge spontanea: stiamo consumando in maniera spaventosa, la crisi dell’ecosistema sfocerà nella crisi militare?

Adele Cavagnoli, 5°ABIO

 

Mercoledì 20 maggio ore 15:30

OLTRE ALLA PAROLA, LE IMMAGINI.

Elena Mosconi, docente di storia della fotografia, e Anna Maria Riccomini, docente di storia dell’arte greca e romana dell’università di Pavia, ci parlano di come queste arti si raccontano, ci aiutano a raccontare, capire e condividere visioni passate attraverso la contemporaneità proiettandole verso il futuro.

Modera Mariarosa Bricchi, che attraverso le sue domande guida non la lezione, ma una vera e propria conversazione degna di un salotto culturale.

“Perché studiare queste arti?”

Elena ci spiega che la fotografia come arte di mezzo, capace di unire più prospettive (se non tutte), ci offre gli strumenti per esprimere non solo ciò che vediamo e ci piace, ma anche la percezione della società, e di come essa possa essere mezzo di grandi cambiamenti nella storia, di come essa faccia la storia. Lo fa mettendoci davanti il ‘Bambino siriano sulla spiaggia’ e ‘L’infermiera stanca’, due fotografie che hanno scosso non solo l’opinione pubblica, ma interi movimenti politici e sociali nel mondo.

Anna invece ci fa notare come l’arte classica sia immortale e destinata a ispirare gli sguardi di ogni generazione che inevitabilmente ne viene a contatto: un chiaro esempio sono le Cariatidi, imitate dai Romani e da artisti tra l’800 e il 900, capaci di infiltrarsi in svariati angoli di globo. Plutarco, meno di cinque secoli dopo Pericle, scrisse: “Ciascuna di esse sembrò subito, sin d’allora, antica per la sua bellezza, ma per freschezza sembra oggi nuova e come appena finita”, svelando il vero segreto dietro l’eterna gioventù classica: la sua capacità di essere sempre bella e attuale, anche se non detta o segue le regole della moda in vigore.

Insomma, il classico ha sempre ispirato e non sembra aver intenzione di smettere.

“Come insegnare queste arti ai ragazzi?”

Entrambe utilizzano lo stesso strumento di base: il contatto diretto dei ragazzi con le due discipline.

Elena permettendo ai suoi studenti di uscire dall'aula e portando la passione e la dedizione dentro le loro case, mentre Anna li segue e si fa seguire nei musei, riprendendo le opere già conosciute al liceo dai ragazzi, da prospettive variegate, arricchendo le conoscenze ed introducendone di nuove, aiutando e offrendo agli studenti gli strumenti per comprendere quello che già conoscono e non. Anna non si limita a mostrare loro un monumento, ma li mette in contatto con esso attraverso disegni, ritratti, mappe e tutto ciò che unisce i racconti, traducendoli nella storia dell'opera stessa e di quel che rappresenta.

L’arte e la connessione con l’arte provengono da dentro, da un bisogno primordiale che non è capire bensì farsi capire, esprimere emozioni e pensieri con la stessa intensità che ‘Penelope al telaio’ ci mette per farci provare con qualche sorta di empatia artistica la sua malinconia; così ho voluto superare il limite e capire come Elena ed Anna siano arrivate oggi sul mio schermo attraverso una domanda più personale, che, guardando nei loro occhi, ho percepito segnare una svolta decisiva nella conversazione: “Quando e come avete avuto i primi contatti con queste arti e deciso che ne avreste fatto un punto fisso nel futuro?”

I genitori di Anna di moda ne sapevano qualcosa e di come fare una vacanza immersa nella cultura anche, perciò la tappa ricorrente dei loro viaggi era la Grecia. Anna da piccola, nell’isola di Rodi, tante cose che vedeva non le capiva proprio, ma questo non le ha tolto di certo la curiosità per farlo; tra l’altro lei preferiva i miti classici alle favole, non la si può di certo biasimare, le favole contemporanee reggerebbero un confronto con la fantasia dei primi uomini? Accantonare questo interesse le ha permesso di riscoprirlo in seguito agli studi di egittologia e, come ho potuto sentire con le mie stesse orecchie, è un fiore sicuramente sbocciato nel verso giusto. Anche la curiosità di Elena non si è mai fermata, la sua continua ricerca del nuovo l’ha fatta sentire immersa “in un mare aperto e sconosciuto” e lei ha nuotato; per arrivare alla fotografia è passata prima per la cinematografia, intesa come medium tra le varie forme artistiche, per poi appassionarsi a questa disciplina, che è sì giovane, ma Elena ci ha mostrato come darle importanza e voce sia fondamentale.

Elena e Anna sono due donne diverse, ma qualcosa in comune ce l’hanno, ossia dei grandi maestri che hanno trasmesso loro la passione e la volontà di saperne sempre di più ed è con questo che vorrei concludere: ringraziando Lisa Maria Nicoli, la mia docente di storia e letteratura, per la possibilità di partecipare a questo incontro. Ringrazio anche Elena Mosconi e Anna Maria Riccomini per avermi permesso di immergermi nel loro mare di sapere, Mariarosa Bricchi per aver guidato l’esperienza in modo impeccabile e l’Università di Pavia per aver dato loro modo di essere con noi.

Anthony Gabriel Bardhi 5°ABIO

 

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