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Giornata della Memoria: Sidney Zoltak al Torriani.

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Giornata della Memoria: al Torriani testimonianza di Sidney Zoltak, a Cremona per incontrare più di 1800 studenti delle scuole cittadine e cremasche.

… credo nella memoria e nella tradizione, e credo che l’avvenire possa esistere solo se abbiamo coscienza di quel che è stato e che,  mutando,  permane.

(Gardini, Le dieci parole latine…)

 

Sidney Zoltak, nato in Polonia, a Siemiatycze, nel 1931, visse, dopo l’occupazione tedesca del 22 giugno 1941 (prima il suo villaggio faceva parte dell’area sovietica), l’esperienza del ghetto e della fuga per evitare la deportazione a Treblinka.

In un primo tempo, applicate le leggi razziali, gli Ebrei non potevano uscire di casa più di due ore al giorno e i soldati tedeschi si divertivano ad aizzare i cani contro i bambini che tentavano di giocare nonostante il coprifuoco. Dal 1° agosto 1942 gli Ebrei furono rinchiusi nel ghetto, poi deportati a Treblinka, dove non c’era campo di lavoro, ma solo di morte. Il padre di Sidney avrebbe dovuto sistemare un buco nel filo spinato che isolava il ghetto, ma fu proprio da lì che fece scappare alcuni di loro, anche i suoi parenti. Ucraini e Lituani, oltre ai Tedeschi, sparavano contro il ghetto. La famiglia di Sidney si divise e lui rimase con i suoi genitori, accettando l’aiuto dei pochi disposti a darlo. Nel maggio del 1943 si trasferirono nel bosco, finito l’inverno polacco, davvero molto freddo. Infine una famiglia di contadini, verso la quale gli Zoltak erano stati generosi, li ospitò: cambiarono cinque nascondigli. L’ultimo fu dentro un bunker sottoterra: rimasero sette mesi senza vedere la luce, uscendo solo di notte. Il 14 luglio 1944, dopo quattordici mesi di nascondimento, furono “liberati” dai Russi: dal bunker sentirono parlare russo e uscirono, feriti dal sole, tanto a lungo negato loro. Stettero una settimana al  loro villaggio: di 7.000 Ebrei ne erano sopravvissuti 70. Tra i suoi amici di scuola Sidney era l’unico rimasto.

A questo ricordo egli si commuove, il suo parlare pacato, senza ombra di risentimento, si interrompe. Ci comunica la sua responsabilità di raccontare per tutti i suoi amici che furono uccisi. Perché non si perda la memoria Sidney dà a noi la sua testimonianza. Il valore che attribuisce all’amicizia lo avvicina molto ai ragazzi.

I Polacchi cristiani non sembravano felici del ritorno degli Zoltak al villaggio: avevano tolto loro la casa e i compagni a scuola facevano piangere Sidney con offese razziste, così la famiglia decise di lasciare la Polonia.

Iniziò il viaggio per l’Europa, che infine, nel 1948, portò Sidney e la madre in Canada, dove c’erano due zii.

Nel luglio del 1945 arrivarono in Italia, dove sperimentarono un’accoglienza mai ricevuta prima. Gli Italiani diedero loro AMICIZIA, RISPETTO e AFFETTO. Sidney ringrazia ora i nostri parenti di allora e questo colpisce molto i ragazzi, abituati a un primato dell’Italia troppo spesso negativo.

Sidney, mentre i suoi genitori erano a Cremona al Dp (Displaced persons) Camp 82 ( il campo profughi  che alla fine della seconda guerra mondiale ospitò sino a 1.127 Ebrei ),  fu accolto a Selvino, nella provincia di Bergamo, presso la casa di Sciesopoli: costruita come centro parastatale per l’élite fascista, la colonia venne requisita nel 1945 e affidata a Moshe Ze’iri, soldato della brigata ebraica dell’esercito britannico. Ze’iri fu promotore di un progetto unico in Europa: l'istituzione di una colonia dove bambini ebrei, sopravvissuti alla Shoah ma rimasti orfani, potessero essere accolti, formati e guidati. Sidney aveva quattordici anni. In seguito alla morte del padre si trasferì a Cremona con la madre e quindi in Canada dai suoi parenti.

Il racconto di Sidney colpisce fin nel profondo, come ci si aspetta da una figura tanto carismatica, che a 89 anni indirizza ancora tutte le energie alla sua “missione”.

Martedì 28 gennaio alle 18, presso il Museo del Violino, in anteprima, il suo libro (Una tacita promessa. Il mio viaggio di lotta, sopravvivenza e memoria), preziosissima testimonianza umana e storica, verrà messo in vendita al pubblico.

Sidney ci congeda esclamando: “Vi amo tutti!”.

Ci piacerebbe che l’Italia si ponesse all’attenzione internazionale anche oggi, per l’AMICIZIA, il RISPETTO e l’AFFETTO che è capace di offrire e per un UNICUM come la colonia di Sciesopoli, dove i bambini orfani siano accolti, formati e guidati, per poter sognare ancora un futuro!

prof.ssa Lisa Nicoli

   

 

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