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Non solo poesia

La lettura di Splendi come vita della poetessa Calandrone nel sito creato da 3alsa

 

Splendi come vita fa quello che fa la letteratura alla sua massima potenza: ridà vita a ciò che non c'è più, illuminando di riflesso la vita del lettore. Ma lasciamo che a parlarne sia l'autrice.

«Splendi come vita è una lettera d’amore alla madre adottiva. È il racconto di una incolpevole caduta nel Disamore, dunque di una cacciata, di un paradiso perduto. Non è la storia di un disamore, ma la storia di una perdita. Chi scrive è una bambina adottata, che ama immensamente la propria madre. Poi c’è una ferita primaria e la madre non crede più all’amore della figlia. Frattura su frattura, equivoco su equivoco, si arriva a una distanza siderale fra le due, a un quotidiano dolore, a un quotidiano rifiuto, fino alla catarsi delle ultime pagine. Chi scrive rivede oggi la madre con gli occhi di una donna adulta, non più solo come la propria madre, ma come una donna a sua volta adulta, con la sua storia e i suoi propri dolori e gioie. Quando si smette di vedere la propria madre esclusivamente come la propria madre, la si può finalmente “vedere” come essere separato, autonomo e, per ciò, tanto più amabile».
Maria Grazia Calandrone

Ecco il sito creato da 3alsa intorno al libro

https://splendicomevita.blogspot.com/

Riflessioni sulla mafia dalla 2AELE e dalla 5BLSA

Riflessioni sulla mafia dalla 2AELE e dalla 5BLSA.

Ritieni sia possibile combattere le mafie, l’illegalità e le situazioni di opacità oppure pensi che siano realtà incontrastabili? Se sì, come?

a) Dalla 2AELE:
◇ Io penso che sia possibile combattere le mafie, l’illegalità e le situazioni di opacità perché io credo nel cambiamento, nel perdono e nel pentimento.
Le mafie, l’illegalità e le situazioni di opacità sono diffuse in tutto il mondo e ormai da tanto tempo in forme diverse e per questo sono difficili da combattere ma non sono incontrastabili.
Tante persone hanno sacrificato la loro vita per combattere e per vincere questo mostro dai mille tentacoli che nella vita di ogni giorno uccide e spaventa persone innocenti.
Noi dobbiamo imparare e prendere spunto da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Padre Pino Puglisi, grandi uomini che si sono sacrificati per il bene della collettività; dobbiamo cercare di applicare i loro insegnamenti nella vita quotidiana per non farci inghiottire nelle fauci del mostro.
Combattendo le mafie, l’illegalità e le situazioni di opacità si può andare contro ai propri interessi, alcune volte si può anche rischiare la vita; è molto più facile farsi i fatti propri e fregarsene di ciò che avviene intorno a noi.
La vita di chi combatte contro questo mostro è molto difficile perché sacrifica le proprie energie, le proprie idee e alcune volte anche la propria vita a favore del benessere della collettività.
Molte persone non si accorgono che le mafie, l’illegalità e le situazioni di opacità esistono, che sono presenti nella vita di ogni giorno e quindi vivono spensieratamente senza fare nulla per liberarsi dai tentacoli delle mafie.
Ci sono altre persone che invece hanno paura di questo mostro e quindi si tirano indietro oppure si alleano con il mostro per essere protetti.
Noi non dobbiamo aver paura ma bensì avere tanto coraggio e tanta speranza; tutti insieme, se uniti, possiamo vincere una volta per tutte le mafie e l’illegalità della vita quotidiana.
Leggendo un libro che si chiama “Per questo mi chiamo Giovanni” ho imparato che quando si parla di mafia non si parla di una cosa astratta ma bensì di una cosa reale, che vive nelle nostre vie, nelle nostre città ed è pronta ad avvolgerci con i suoi lunghi tentacoli.
Dal libro ho imparato che la mafia è una nemica da combattere subito, senza aspettare di diventare grandi.
Una frase di Giovanni Falcone che mi ha colpito molto è che la “mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”; questa battaglia non si può vincere da soli, con atti di eroismo, ma dobbiamo impiegare tutte le forze migliori delle istituzioni.
Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini.

◇ A parer mio è possibile combattere le mafie, l’illegalità e le situazioni di opacità, ma come? In Italia e nel Mondo sono anni e anni che si cerca di combattere queste organizzazioni, ma con scarsi risultati. Spesso sono protette dalle forze dell’ordine e dai politici, aiutate anche dai subenti che, per paura delle conseguenze di una denuncia, stanno zitti, non dicono niente, e fanno finta di non aver visto niente; grazie a questo le mafie sopravvivono.
Combattere la mafia è possibile, ma prima si deve lavorare sulle basi, stare tra la gente comune, i subenti, si deve in qualche modo convincerli che come stanno loro non è vita, non si sta bene chinando il capo e non dicendo niente, non si sta bene soprattutto con noi stessi, con la nostra coscienza. Un altro modo potrebbe essere una campagna di legalità tra i bambini, gli adolescenti, nelle scuole, soprattutto tra i bambini, perché se cambiano i bambini, il Mondo cambia. Dopodiché passare ai piani alti, indagare sui politici, sulle forze dell’ordine, quando i conti non tornano; con ciò non voglio dire che tutti i politici e tutte le forze dell’ordine siano corrotti.
Ma si potrebbe dire: se qualcuno parla, confessa, la mafia lo ammazza; no, ciò non accadrebbe, c’è il programma protezione testimoni, e se a essere contro la mafia non fosse una sola persona, ma un intero Paese, la mafia non potrebbe nulla. Sono argomenti troppo crudi per bambini ed adolescenti: per certi versi è vero, tuttavia influenza molto il modo con cui lo comunichi, altrimenti vogliamo aspettare che quel bambino diventi un simpatizzante mafioso? Prima facciamo capire cosa è sbagliato, prima l’illegalità si estinguerà!
Così come faceva Padre Pino Puglisi, partiva dai bambini, li invitava a giocare nel suo oratorio anziché farli stare in strada, anche con questo lui combatteva la mafia, per questo fu ucciso.
Ricordiamo inoltre i due giudici uccisi perché combattenti contro la mafia, Falcone e Borsellino.
Ribadisco il fatto che è possibile combattere le mafie partendo dalla gente comune, convincendola a stare unita contro un male comune e a pensare meno ai soldi e al benessere personale, ma a considerare cosa è davvero giusto e sbagliato, ma soprattutto a eliminare l’omertà.

◇ Innanzitutto, volevo specificare il termine “mafia”: è una parola diffusa che tutti conoscono ma ne ignorano il significato. La mafia è un’organizzazione criminale suddivisa in delle associazioni che svolgono diverse attività illegali. Secondo me, è possibile combattere le mafie (i suoi vari tipi), l’illegalità e le situazioni di opacità perchè nel corso del tempo ci sono state diverse persone che ce l’hanno fatta. Ad esempio, ricordiamo Don Pino Puglisi, Giovanni Falcone oppure persone più vicine a noi, come Giuseppe Cassata e Antonio Prattella, i quali vanno nelle scuole a “tramandare” le storie anche di personaggi ormai dimenticati. Combattere la mafia è rischioso, costringe le persone a vivere sotto scorta, anche se alcune volte non basta, come nel caso di Giovanni Falcone, e porta a non fidarci di nessuno. Ma se tutte le persone avessero pensato a questo, nessuno si sarebbe permesso di andare contro l’illegalità, ovvero contro quelle azioni che la maggior parte delle persone non considera oppure è costretta a dimenticare. La mafia è un’ingiustizia, se tutti i giovani fossero istruiti, essa perderebbero il proprio potere e territorio, in questo modo si potrebbe vivere in un ambiente più sicuro. Una delle citazioni più belle che mi ricordo è di Paolo Borsellino e dice: “chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Ho letto al riguardo diversi libri, in cui anche una persona poteva far paura a un gruppo di mafiosi, oppure un padre spiegava a suo figlio perché lo avesse chiamato Giovanni. Giovanni Falcone diceva che bisogna combattere queste attività illegali, per noi e per gli altri, sempre a testa alta e parlandone, in modo da far arrivare questo messaggio anche dove le persone meno istruite ignorano il problema. In conclusione, vorrei dire che nella vita incontriamo degli ostacoli, in questo caso la mafia, che non sempre possiamo superare da soli, ma aiutandoci a vicenda il problema diventa molto più piccolo...

b) Dalla 5BLSA:
Gli episodi riguardanti l’illegalità, in particolare la Mafia e la criminalità organizzata, sono  fatti che interessano da parecchi decenni il nostro paese, che purtroppo si è ritrovato a viverli in prima persona. La Mafia e l’illegalità sono due concetti che si legano fra loro, la prima è una branca della seconda, ed è la parte peggiore perché coinvolge molti civili e personalità di spicco e soprattutto dietro ad ogni attentato vi è sempre una lunga preparazione e una meticolosa organizzazione. Nel mio percorso scolastico ho partecipato a diverse iniziative, progetti, e ho svolto attività riguardanti questo “mondo” e mi hanno sempre interessato perché mettono bene in chiaro le cose e informano. Abbiamo visto molti volti noti di coloro che hanno combattuto contro la Mafia, quello che mi ha interessato di più è stato Don Pino Puglisi. Con la sua morte Don Pino lasciò un vuoto immenso nei ragazzi, infatti aveva anche una “carriera” da insegnante in numerose scuole siciliane, dove, secondo me riusciva a trasmettere lezioni di vita oltre che lezioni scolastiche: è noto che Don Pino Puglisi puntasse molto sulla gioventù e che provasse a trasmettere ai suoi studenti l’idea che la mafia non fosse la normalità, che invece fosse un grande problema che grava sulla società. Era una persona molto determinata e coraggiosa, ed è questo che fa paura alla mafia, gli uomini e le donne che hanno del potenziale per cambiare le cose, che si mettono in gioco e fanno tutto il possibile affinché ci siano dei risultati concreti. Dalla vita di Don Pino Puglisi possiamo estrapolare tutti i valori e gli attributi necessari al fronteggiamento di questo problema. La Mafia gioca con le vite e con le minacce, ma reagisce in questo modo quando ci sono persone come Don Pino, cioè quando si sente minacciata: questo ci fa capire che non è imbattibile. Altra cosa importante è trasmettere ai giovani, raccontare e parlare di questi personaggi, affinché anche noi possiamo trovare la motivazione ad agire e metterci in gioco per dare il nostro contributo. Al contrario, il silenzio e l’omertà porteranno le generazioni future ad essere estranee a questi fenomeni, e ciò è sbagliato; anche se in futuro la Mafia venisse sconfitta, non bisognerebbe semplicemente dimenticarsene, ma invece lasciare delle testimonianze, per far capire anche la grandezza dell’impresa e continuare a commemorare le persone che hanno contribuito. L’informazione, la consapevolezza e il lavoro di squadra: sono queste tre le parole dalle quali partire per affrontare questo grande problema; so che dalle parole ai fatti è un grande passo, soprattutto in questo caso, ma credo sia l’unica scelta ragionevole e pacifica che si possa attuare. Da quello che ho scritto sono quindi certo che la Mafia si possa sconfiggere, non facilmente purtroppo, ma ci si può riuscire nel tempo; anche noi giovani che ascoltiamo, elaboriamo e scriviamo, come sto facendo io, stiamo dando un piccolo contributo.

◇ Temi come la mafia, l'illegalità e l'omertà mi hanno sempre coinvolta emotivamente e spinta verso la loro conoscenza nel modo più approfondito possibile.
Oggi, prima di rispondere alla domanda personale se è possibile combattere queste forme di ingiustizia e darne una mia interpretazione, vorrei ricordare due grandi esempi di uomini con la “u” maiuscola che hanno lottato con la loro vita cercando di salvare quante più persone possibili dalle associazioni criminali.
In primis, Don Pini Puglisi: diventa parroco a Godrano, un paesino interessato da una lotta tra due famiglie mafiose, dove riesce a far riconciliare i due casati. Successivamente, nominato parroco a Brancaccio (quartiere comandato dalla Mafia dei fratelli Graviano legati ai Bagarella), inizia la sua lotta contro la mafia cercando di liberare dalla malavita i bambini che vivono in strada proponendo loro giornate all'insegna di attività e giochi e facendo capire loro che c'era una possibilità alternativa alla vita criminale perché ognuno può, e deve, essere rispettato. Don Pino Puglisi non si è mai nascosto, non ha mai chiesto protezione alle forze dell'ordine, anzi, parlava direttamente alla mafia; tant'è che nelle sue omelie si rivolgeva spesso ai mafiosi, i quali erano ben consapevoli che per loro la voce del parroco sarebbe stata un problema in quanto toglieva giovani alla criminalità organizzata e così, dopo una serie di minacce, il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno lo uccisero con più colpi alla nuca.
Ho voluto riportare in breve la storia di Don Puglisi perchè è stato fonte per molte famiglie di ispirazione per la lotta per la libertà. Ha raccolto dalla strada giovani, bambini, donne e ha mostrato loro un mondo in cui, alzando la testa davanti alle ingiustizie, si può vivere senza paura. Non ha lottato invano, la sua missione si stava già diffondendo ancor prima della sua morte e poi, dopo l'omicidio, nei giovani è scattata la voglia di portare avanti ciò che da lui era stato iniziato.
Ancora una volta, la morte non ha segnato una fine, ma un nuovo inizio.
Porto dentro al cuore anche la storia di Angelo Vassallo, un uomo dal lavoro umile, come quello di un pescatore, che gli serviva per mantenere la sua famiglia.
Il percorso di Angelo è iniziato quando, durante un’uscita con il suo peschereccio, ha visto i tanti rifiuti e le sostanze chimiche  rovinare il mare e il luogo in cui è nato. Dopo questo evento ha cercato di intraprendere la sua “avventura” verso la legalità. Da quel momento provò a cambiare la situazione candidandosi come sindaco di Pollica. Venne eletto per quattro volte consecutive, lottò ogni minuto della sua vita per riportare le acque della sua città a risplendere. Un piccolo grande sogno realizzato per il suo paese è l'aver ottenuto le cinque vele di legambiente. Un segno indelebile che ha lasciato Angelo a Pollica è che tuttora i pescatori di questo comune si occupano della raccolta dei rifiuti nel mare e del loro riciclo. Qualche mese dopo la sua ultima elezione, però, venne assassinato. Mi fa sempre un certo effetto ripercorrere la vita del Sindaco Pescatore perchè ho avuto la fortuna di poter partecipare ad una conferenza del fratello Dario Vassallo, che ora si sta facendo portavoce della "missione". La cosa che maggiormente mi ha colpito di Angelo è che ha sempre lottato dando per primo lui l'esempio; non era un uomo di tante parole, ma di tanti fatti e per cambiare davvero le cose è questo quello di cui c'è bisogno.
Chiudendo voglio dire che per me sì, si può sconfiggere la mafia e l'illegalità ma bisogna stare attenti e sfatare lo stereotipo di mafia come l'organizzazione criminale siciliana; la mafia nel 2021, purtroppo, esiste ancora e, spesso, è più vicino a noi di quanto crediamo. A mio avviso il mezzo più
efficace per annientare le organizzazioni di tipo criminale è l'informazione, preziosissime sono le testimonianze di parenti o amici di persone che hanno lotatto prima di noi per non chinare il capo davanti all'ingiustizia.
"Libera", associazione che da anni lotta contro la mafia, ogni anno il 21 Marzo celebra la "Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie", da cinque anni prendo orgogliosamente a cuore questa iniziativa e, nel mio piccolo, attraverso la scuola, cerco di dare un supporto alla manifestazione facendo sentire che io ci sono. Ogni anno si sceglie una meta diversa in cui andare a far sentire la voce degli studenti, cercando così di arrivare a più persone possibili e mi piace pensare che ogni anno qualche persona, in qualche parte d'Italia, ha "preso" coraggio per alzare la testa e cambiare vita, per una vita senza paura.
Manifestazioni di questo tipo servono anche per ricordare, non bisogna lasciare vano il lavoro di chi per noi, per farci vivere in un mondo migliore, ha lottato, con la propria vita.

◇ Il termine “mafia”, ormai conosciuto al mondo in tutte le sue mille sfaccettature, sembrerebbe comparire per la prima volta in una lettera del 1861, inviata dal generale palermitano Alessandro Della Rovere al conte genovese Giovanni Thaon di Revel. Due anni dopo, grazie all’opera teatrale “I mafiusi di Vicaria”, la parola entra a far parte del linguaggio comune nel Sud Italia, mentre nel 1869 viene registrata nel vocabolario siciliano con il significato di “baldanza, braveria, spocchia”. La vera etimologia del termine rimane ancora sconosciuta; alcuni studiosi credono derivi dall'arabo “maha fat” che significa “immunità, protezione” oppure da “afiah”, cioè “forza”, altri ancora riscontrano somiglianze con parole latine o francesi. L’unica cosa a noi chiara è la sua origine, legata ad una semplice pianta di limoni. Ci troviamo nella fertile Sicilia ottocentesca ricca di agrumi, richiestissimi dalla marina inglese per combattere lo scorbuto, una malattia legata alla mancanza di vitamina C.  Questa preziosa risorsa attira immediatamente una schiera di malviventi che iniziano a danneggiare le piante, costringendo i proprietari ad assumerli come guardiani e creando un bisogno di sicurezza a cui loro stessi rispondono. In seguito a questo evento, prosegue la diffusione di nuovi e numerosi gruppi familiari che si occupano di garantire la loro protezione in cambio di denaro, dando origine ai clan mafiosi più conosciuti al giorno d’oggi. 
Purtroppo il fenomeno della criminalità organizzata non è più un caso isolato, limitato al Sud Italia, ma è ormai diffusissimo anche nel resto della penisola e in tutto il mondo. Io credo che queste specifiche associazioni criminali possano essere sconfitte solamente attraverso una dura lotta, sostenuta da un enorme gruppo di persone, unite ed intenzionate anche a rischiare la propria vita per tutelare le vittime della mafia. Questo cammino è sicuramente arduo e pieno di insidie ma, sommando gli aiuti che le singole persone possono fornire, sono convinta che in un futuro prossimo il problema verrà arginato, o addirittura sconfitto.
Il primo passo per combattere la criminalità organizzata consiste nell’essere a conoscenza della sua spietatezza, del suo modo di agire, dei suoi principali obiettivi. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, penso che il modo migliore per entrare nel mondo della lotta per la legalità sia informarsi leggendo libri e articoli, ascoltando testimonianze oppure guardando documentari e film. Negli ultimi due anni, grazie anche al percorso intrapreso a scuola con la professoressa di diritto, mi sono appassionata molto all’argomento e, oltre ai libri letti e alle conferenze a cui abbiamo partecipato, mi piacerebbe approfondire visitando i luoghi in cui le mafie hanno mietuto più vittime. 
Il secondo step sta nel fornire sostegno alle associazioni che si occupano di contrastare la criminalità, come ad esempio "Libera", fondata nel 1995 da Don Luigi Ciotti, diffondendo il loro operato e sostenendole tramite donazioni. Inoltre trovo che dedicare un’intera giornata al ricordo di tutte le vittime della mafia (21 marzo) sia davvero importante per spingere il popolo italiano a trovare una soluzione, a denunciare, a portare allo scoperto la brutalità della criminalità organizzata e soprattutto a rendere giustizia agli innocenti.
Infine il punto focale dello scontro per la giustizia consiste nella protesta attiva, nello scendere in piazza e urlare che questa situazione è completamente sbagliata, che i soprusi non devono essere oscurati dall’omertà ma portati alla luce, esposti agli occhi di tutti. La lotta giusta deve essere come una sorta di Rivoluzione che permetta alle persone di farsi coraggio a vicenda per denunciare con un sorriso, come ci insegna Don Pino Puglisi persino in punto di morte, tutte le ingiustizie subite e smascherare la condizione di disagio e paura che purtroppo molti stanno ancora attraversando.

La 2AELE scrive poesie sulla mafia...

La 2AELE scrive poesie
sulla mafia...

◇M-a-f-i-a
cinque lettere
paura
non si può scappare
rumore silenzioso
l'unione fa la forza
i sacrifici non
sono stati 
VANI

◇Il silenzio è mafia.

◇Rosa nera che maleodora
Tanfo di fogna
Crepa nel sonno
Lacrima di toro

◇VERITÀ.
Verità
Omertà
Silenzio
Falsità
Tutto ciò che ci circonda è mafia

◇Alla fine la
Libertà è 
riuscire a dire
BASTA

◇La mafia.
Uomini che uccidono,
Uomini che tolgono ogni cosa,
Persone cattive;
Noi siamo forti,
Se la mafia  vogliamo distruggere,
uniti dobbiamo restare. 

◇La mafia è come un tumore,
finché è allo stadio iniziale
lo si può curare, 
ma con il passare del tempo
il danno è fatto...

◇La mafia non è invincibile,
si nutre delle nostre paure omertose,
senza di esse lei non ha alcun valore.
La mafia è lì, dietro l'angolo,
i suoi tentacoli la nostra libertà infrangono.
Se non facciamo niente
tutto controllerà,
ma se uniti rimarremo
con le armi della speranza
potremo spianare la strada
e il sole luminoso della legalità 
nel cielo a brillare tornerà.

◇Caro mafioso,
non rispetti i miei usi 
e costumi,
mi tocca sottostare 
ai tuoi soprusi,
mi chiedi l'impossibile
per rendere possibile
l'improbabile.
Caro mafioso,
nel modo in cui
cerchi soldi
cascano solo
stolti senza cultura.
Cara società, 
uniamoci tutti 
per sconfiggere la mafia:
fanno male a chi è solo,
o quando si è afflitti,
se lavoriamo come 
una squadra,
potremo fermarli.

◇Gli occhi dei buoni piangono
Quelli dei cattivi ridono,
Un paese che lotta senza successo
Per coloro che danno la vita per questa disgrazia,
Un paese in silenzio,
Una regione in silenzio,
Sotto questo assedio...
Un giorno verrà fatta luce e giustizia,
Quando verrà non si sa,
Ma speriamo al più presto...

◇Paura, pericolosa, 
Nulla si può avere se sei vittima, 
Siamo Uomini liberi,
Uomini senza potere, 
Ma con uno spirito dentro invincibile.

◇La mafia arriva,
subito si dimostra cattiva,
lei
impartisce
impaurisce
ferisce
e colpisce.

   Se non facciamo niente
   ogni giorno morirà un innocente,
   loro
   controlleranno tutto,
   ma soprattutto
   se dimenticheremo coloro che hanno lottato
   tutto questo lavoro sarà sprecato.

Sono solo delle persone
che si nutrono delle nostre paure.

◇La mafia giura
La magia scommette 
Dice che la cultura non c’è 
La mafia accusa i suoi morti 

◇Le parole uccidono più delle azioni,
ma le errate azioni portano alla morte.

◇Mafia
Si nascondono nell'ombra
Paura
Non si può scappare
Rumore silenzioso
L'unione fa la forza?
I sacrifici non
sono stati 
Vani

◇IL MOSTRO
Avanza,
fa un passo, poi un altro
poi un altro ancora.
Tutto copre,
tutto rovina…
Un mostro
che amico vuol sembrare
ma le ali al mondo taglia.
Non facciamoci ingannare!
Sembra Invincibile il mostro 
ma ecco che la speranza e il potere dell'amore
risolvono la situazione e 
annientano il mostro.

◇La mafia non ha terreno,
è come un'erbaccia velenosa,
pericolosa.

Devi arrivare alla sua radice
per estirparla.
E non vuoi assecondarla.

◇Si insinua
silenziosa e oscura
incutendo nella gente
ansia e paura.
Sopravvive e si nutre
di omertà e debolezza 
togliendo a chi la incontra
ogni certezza.
Troppo male é stato fatto
troppo sangue é stato versato.
Proprio per questo 
non possiamo restare indifferenti 
ma dobbiamo lottare
e stringere i denti.
Rompiamo il silenzio,
uniamoci in coro
e lottiamo per la libertà 
solo così la mafia non vincerà.

5BLSA: Dante e il senso civico...

5BLSA: Dante e il senso civico...

Dante stesso afferma, nell'epistola XIII, che l'intento che lo portò a scrivere la Divina Commedia fu quello di migliorare la vita delle persone, di renderla più gioiosa e felice: voleva sollevarle dalla miseria in cui secondo lui erano immerse. Lo fa da subito, nella selva oscura, raffigurando i problemi e le situazioni emotive di tutti i giorni: l'angoscia, lo smarrimento, il sonno, il dubbio, tutti sentimenti/emozioni che sono quotidiani anche ai giorni nostri. Dante vuole darci uno strumento per prendere coscienza di queste difficoltà e affrontarle al meglio.
La missione di Dante si collega direttamente alla grande influenza che egli ebbe non solo sulla società dell’epoca, ma anche su quella di oggi.
Avere senso civico significa partecipare attivamente alla vita della comunità, con l’intento di migliorarla, e avere quindi a cuore il benessere della società.
Dante nel corso della sua vita mira proprio a questo e intraprende varie mansioni per partecipare al progetto collettivo: tra esse vi è anche la scrittura della Divina Commedia.
(Alcuni ragazzi...)

“Il mio intento è allontanare gli uomini dalla situazione presente di miseria (si allude anche a povertà e angoscia) e condurli a una condizione di felicità (anche gioia, beatitudine, successo, fortuna).” 
Dante utilizza queste esatte parole nella lettera (epistola XIII) indirizzata a Cangrande della Scala, signore di Verona, a cui dedica la terza cantica della Commedia.
Il compito che egli si prefigge è quindi quello di aiutare gli uomini ad abbandonare tutte le emozioni e i sentimenti e gli ideali negativi e a dedicarsi a compiere azioni che elevino l’animo e rendano felici.
Se dovessimo pensare a un Dante di oggi, ci verrebbe in mente Fabrizio De André. L’idea del cantautore genovese riguardo il peccato e l’inferno, nonostante il suo agnosticismo, è molto vicina alla visione solidale e cristiana dei vangeli, quindi a una visione dantesca. Egli infatti vede nel peccatore non un condannato da denigrare ed emarginare, bensì un uomo da perdonare ed amare, così come proposto nelle Sacre Scritture. De André viene considerato spesso come la voce degli ultimi, infatti nella sua discografia ha tante volte trattato dei ceti più bassi della società, come prostitute, transessuali, clochard ecc. Tra Dante Alighieri e Fabrizio De André intercorrono sette secoli, è difficile paragonare due mentalità e due mondi così diversi, se non opposti.  Sicuramente la tematica religiosa rimane ancora una di quelle che influenzano la società oggi, come anche la domanda su chi debba essere condannato all’inferno. Le posizioni sono molteplici, ma, pur evidenziando il punto in comune prima proposto, se ne possono individuare una più conservatrice e rigida, come lo schema dantesco, e una più rivoluzionaria, come quella di De André.
A dire ancora l'ETERNA attualità di Dante proponiamo uno spunto suggestivo: Branduardi che canta il San Francesco di Dante.
https://youtu.be/LiJdttdK4ng
(Alcune ragazze...)

E quindi uscimmo a riveder le stelle...

Inauguriamo l'anno di Dante con le riflessioni di un gruppo di studenti intorno al verso di Dante più emblematico del periodo che stiamo vivendo. E' solo l'inizio di una pagina dedicata al Sommo Poeta nel blog letterario d'Istituto che, ci auguriamo, si arricchisca del contributo di tanti in questo 2021

 

“E quindi uscimmo a riveder le stelle” è uno dei versi più famosi della letteratura italiana.

Il termine più corretto che mi viene in mente riguardo a questa frase è: “evocativa”. Un ipotetico lettore della Divina Commedia arrivato a questo punto rivive mentalmente il travagliato viaggio di Dante dagli Inferi al Purgatorio, ripercorrendo i momenti salienti come in un time-laps.

 La bellezza di questo frammento scaturisce dalla sua funzione di collante in un contesto atipico: in un solo verso viene chiusa a chiave la porta della stanza dove l’opera è vissuta fino a quel momento, e se ne apre una nuova. Vengono lasciati alle spalle il dolore e il senso di oppressione che si percepivano a pelle durante l’Inferno per uscirne uscirne del tutto nuovi, arricchiti dal percorso.  Le stelle di cui si parla poi, possono avere più interpretazioni. Potrebbero rappresentare l’oggettiva piccolezza dell’uomo rispetto a tutto quello che esiste all’infuori del suo mondo. Si potrebbe dare loro il significato delle cose che gli uomini chiamano “certezze”, che saranno per loro sempre un faro luminoso quando il mare è in tempesta, la scelta di un'interpretazione piuttosto che di un’altra è assolutamente arbitraria.

Per come la vedo io, le stelle fungono da metonimìa per indicare l’infinito. Da sempre l’uomo ha cercato di lasciare sulla terra un’impronta eterna del suo passaggio. L’infinito è sempre stata un’ossessione umana, e la causa di questa attrazione morbosa è la sua natura mistica e trascendentale rispetto al resto. La magia di e quindi uscimmo a riveder le stelle a mio parere sta in questo. In un solo verso Dante riesce, dopo un’intera cantica basata sulla crisi esistenziale di un uomo, ad avvicinarsi spaventosamente all’infinito cielo stellato di cui lui stesso parlava, tramite un’unica immagine.

Tutto ciò in noi esseri umani fa scattare qualcosa dentro, come un lupo che ode l’ululato del capobranco. Questo verso ci ricorda che, al di là di qualunque situazione più o meno momentanea, qualcosa durerà per sempre. fg 4blsa


Una stella è un corpo celeste che brilla di luce propria.  Ciò che oggi giorno appare a molti sotto uno sguardo puramente scientifico, è stato studiato per secoli da astronomi, filosofi e sacerdoti il cui solo obiettivo era quello di capire le leggi che regolano il nostro universo. 

Sumeri, egizi, greci ed arabi, fra tanti altri, misero le basi di una scintillante cultura delle stelle. Le stelle, mute testimoni di luce che solo distrattamente osserviamo nel cielo notturno, segni che si muovono lenti e regolari sopra di noi e che avrebbero molto da dirci se solo avessimo tempo e voglia di ascoltarli, caratteri sulla pagina del libro della natura che leggiamo sempre più con fatica, lentamente si eclissano dalle nostre città, soffocati dai fumi delle fabbriche, annegati dalla luce artificiale delle strade ed esclusi dagli orizzonti di cemento in continua ascesa. 

Il tempo non si misura più con il movimento degli astri; scompare l’alternarsi del giorno e della notte; le stelle sono osservate per lo più avvalendosi di strumenti che le mediano e le alterano.  Con il progressivo allontanamento delle stelle dal quotidiano si perdono l’intimo rapporto tra uomo e natura e la vera cognizione del tempo; tutto ciò mentre la nostra esistenza si svolge frenetica e sempre più accelerata, secondo le regole del consumismo e secondo l’esclusiva attenzione nutrita da molti per le cose terrene. Il dialogo tra cielo e terra diviene arduo e intermittente, rischiando di interrompersi. Questi nuovi fenomeni, che hanno regalato all’uomo grandi benefici, hanno contemporaneamente causato la scomparsa di suoi preziosi e antichissimi compagni di strada: la luce naturale, il cielo, il silenzio, i ritmi stagionali e il firmamento.

Una delle funzioni fondamentali di questi elementi era fungere da guida, in senso sia spirituale sia materiale. Le luci delle stelle, per quanto flebili e lontane, hanno sempre aiutato l’uomo ad orientarsi; durante gli spostamenti, quando desiderava conoscere con esattezza il luogo dove si trovava e da che parte doveva rivolgersi per compiere i riti. I naviganti, i più grandi viaggiatori dell’antichità, utilizzarono le posizioni delle stelle nel cielo notturno per rendere meno insicuri i loro spostamenti.

Ma avevano necessità di orientarsi anche i costruttori di edifici sacri che,seguendo i dettami della religione, dovevano progettare le loro opere rispecchiando la struttura del cielo e dovevano collocare i templi secondo il sorgere e il tramontare dei grandi luminari e delle stelle.

Due motivi diversi per orientarsi sulla terra ma un solo punto di riferimento per farlo: il cielo. Nella Divina Commedia di Dante le stelle compaiono spesso, più precisamente alla fine delle tre cantiche.

Esse sono simbolo della meta di Dante Alighieri; rimandano al colle alto e luminoso da cui si è allontanato una volta incontrate le tre fiere. Ma le stelle nella Divina Commedia non fungono solamente da immagine della natura che viene sempre più celata dai vizi dell’umanità.

Le concezioni medievali di Dante sulla forma dell’universo sembrano agli astronomi contemporanei sorprendentemente preveggenti.  Infatti, alcuni matematici e astrofisici, hanno sostenuto che la concezione dello spazio della Commedia sia abbordabile solo con il sostegno teorico della relatività einsteiniana e della geometria non-euclidea.  L’opera finisce inaspettatamente per trovarsi avanti rispetto alla scienza dell'inizio 1900 (i crateri lunari, l’ipersfera…). Eppure Dante ragiona da un mythos diverso dal nostro e le sue preveggenze gli vengono da una visione mistica dell’esistente.  Il mistero divino diventa insieme imprendibile sfera e centro concentrico della realtà, contenente e contenuto, trascendente e immanente.

L’ardore di Dante è stato quello di provare a tenere insieme diverse dimensioni della realtà, misteriosa, umana e materiale , con tutti i saperi che aveva a disposizione, anche se scientificamente limitati.  E quello che ci viene chiesto oggigiorno è proprio mantenere viva e prolungare la tensione dantesca, aggiornandola all’altezza dei tempi. Un verso del paradiso della divina commedia, divenuto poi un proverbio è poca favilla gran fiamma seconda, con cui si esprime l'invito a valutare tutto lo spettro delle conseguenze delle proprie azioni perché anche un piccolo gesto può provocare immensi danni. E’ un "proverbio" a tutti noto, indipendentemente dalla lettura dell’opera, ma a causa della pandemia in cui stiamo vivendo, sembra aver amplificato il suo valore.

Possiamo dire di essere stati immersi anche noi in una realtà mistica e surreale dalla quale non possiamo fuggire a nostro volere. E’ necessario compiere un viaggio tenendo sempre ben a mente ciò che abbiamo lasciato e ciò che desideriamo raggiungere. La divina Commedia racconta che cosa accade dopo la morte ed è uno straordinario elogio del libero arbitrio e della piena responsabilità dell’uomo nella determinazione del proprio destino.  E’ un’opera scritta per cambiare la vita degli uomini.

Come viene detto in maniera molto chiara da Dante infatti, il fine del poema è togliere i viventi dallo stato di infelicità in questa vita e di guidarli alla felicità. E, forse, questo poema potrebbe diventare un punto in più necessario da aggiungere alla lista stilata in questo periodo in cui ci siamo promessi di prendere in mano la situazione in modo da poter vivere a pieno il futuro, nella nostra migliore forma.

Lucia Cosenza 4blsa

 


Dante è sempre stato un luminoso punto di riferimento per tutti i lettori che navigano nell’oceano della letteratura e si lasciano alle spalle i propri confini alla ricerca di una nuova prospettiva nei confronti dell’esistenza. Egli è una stella tanto luminosa e riconoscibile quanto distante, che ha già guidato molti altri grandi navigatori prima di noi e ha messo in difficoltà persino i più rinomati astronomi nel cercare di interpretare i suoi moti e andamenti. Eppure ancora oggi i versi di Dante riescono ad incantare: un bambino che alza gli occhi al cielo in una chiara notte d’estate, un esperto capitano pronto ad imbarcarsi in una nuova impresa, gli uomini non smetteranno mai di provare quel fascino verso il lontano e luminoso astro, con la speranza che, un giorno, si possa essere i primi a toccarlo con mano.

In questi mesi di incertezza passati col fiato sospeso, ci siamo sempre di più aggrappati al bagliore che si intravede in fondo al buio, consapevoli che, una volta fuori, avremo appena il tempo per prendere fiato prima di intraprendere una nuova scalata. Tempi duri temprano anche l’uomo più incerto, e siamo consapevoli che non bisogna gioire troppo presto, ma sotto sotto già contempliamo come sarà giungere sulla vetta eterea e tornare ad una vita normale. Eppure non dobbiamo dimenticare qual è la nostra vera meta, alzare di nuovo gli occhi alle stelle e comprendere che la purificazione nel fiume paradisiaco è solo un rito di passaggio, che chiuderà un capitolo inquietante quanto importante della nostra vita, l’alba di un nuovo giorno in cui tenteremo di nuovo di raggiungere quel lontano astro.

Il percorso che compie Dante non è solo una via per espiare i propri peccati, ma un vero e proprio meccanismo di rinascita che, per molti aspetti, è affine a quello che stiamo vivendo oggi. Ecco dunque la discesa verso il centro della terra, che da millenni è stato interpretato come il regno dei morti; poi la risalita nel fango, affine alla maggior parte dei miti della creazione secondo cui l’uomo è stato plasmato dall’argilla; infine il raggiungimento delle stelle, relitti di antiche divinità che un tempo rappresentavano un confine (che ora abbiamo abbattuto), un po’ come fece il vecchio Ulisse con le colonne d’Ercole. E se c’è una cosa che vale la pena di ascoltare da un dannato dei più bassi gironi dell’inferno come Ulisse, è che quello che si può perdere oltrepassando i margini stabiliti è la nostra ignoranza, e che l’uomo non è fatto per perdersi in una selva oscura senza trovare mai una soluzione, o per comandare i fedeli dall’alto del proprio trono fatto di denaro, o ancora per lamentarsi e rimpiangere i vecchi tempi di pace, o indugiare di fronte ad un vaccino: l’uomo è fatto per soddisfare la propria sete di conoscenza.

Umberto Pagliari 4blsa


 

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