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Non solo poesia

5BLSA: Dante e il senso civico...

5BLSA: Dante e il senso civico...

Dante stesso afferma, nell'epistola XIII, che l'intento che lo portò a scrivere la Divina Commedia fu quello di migliorare la vita delle persone, di renderla più gioiosa e felice: voleva sollevarle dalla miseria in cui secondo lui erano immerse. Lo fa da subito, nella selva oscura, raffigurando i problemi e le situazioni emotive di tutti i giorni: l'angoscia, lo smarrimento, il sonno, il dubbio, tutti sentimenti/emozioni che sono quotidiani anche ai giorni nostri. Dante vuole darci uno strumento per prendere coscienza di queste difficoltà e affrontarle al meglio.
La missione di Dante si collega direttamente alla grande influenza che egli ebbe non solo sulla società dell’epoca, ma anche su quella di oggi.
Avere senso civico significa partecipare attivamente alla vita della comunità, con l’intento di migliorarla, e avere quindi a cuore il benessere della società.
Dante nel corso della sua vita mira proprio a questo e intraprende varie mansioni per partecipare al progetto collettivo: tra esse vi è anche la scrittura della Divina Commedia.
(Alcuni ragazzi...)

“Il mio intento è allontanare gli uomini dalla situazione presente di miseria (si allude anche a povertà e angoscia) e condurli a una condizione di felicità (anche gioia, beatitudine, successo, fortuna).” 
Dante utilizza queste esatte parole nella lettera (epistola XIII) indirizzata a Cangrande della Scala, signore di Verona, a cui dedica la terza cantica della Commedia.
Il compito che egli si prefigge è quindi quello di aiutare gli uomini ad abbandonare tutte le emozioni e i sentimenti e gli ideali negativi e a dedicarsi a compiere azioni che elevino l’animo e rendano felici.
Se dovessimo pensare a un Dante di oggi, ci verrebbe in mente Fabrizio De André. L’idea del cantautore genovese riguardo il peccato e l’inferno, nonostante il suo agnosticismo, è molto vicina alla visione solidale e cristiana dei vangeli, quindi a una visione dantesca. Egli infatti vede nel peccatore non un condannato da denigrare ed emarginare, bensì un uomo da perdonare ed amare, così come proposto nelle Sacre Scritture. De André viene considerato spesso come la voce degli ultimi, infatti nella sua discografia ha tante volte trattato dei ceti più bassi della società, come prostitute, transessuali, clochard ecc. Tra Dante Alighieri e Fabrizio De André intercorrono sette secoli, è difficile paragonare due mentalità e due mondi così diversi, se non opposti.  Sicuramente la tematica religiosa rimane ancora una di quelle che influenzano la società oggi, come anche la domanda su chi debba essere condannato all’inferno. Le posizioni sono molteplici, ma, pur evidenziando il punto in comune prima proposto, se ne possono individuare una più conservatrice e rigida, come lo schema dantesco, e una più rivoluzionaria, come quella di De André.
A dire ancora l'ETERNA attualità di Dante proponiamo uno spunto suggestivo: Branduardi che canta il San Francesco di Dante.
https://youtu.be/LiJdttdK4ng
(Alcune ragazze...)

E quindi uscimmo a riveder le stelle...

Inauguriamo l'anno di Dante con le riflessioni di un gruppo di studenti intorno al verso di Dante più emblematico del periodo che stiamo vivendo. E' solo l'inizio di una pagina dedicata al Sommo Poeta nel blog letterario d'Istituto che, ci auguriamo, si arricchisca del contributo di tanti in questo 2021

 

“E quindi uscimmo a riveder le stelle” è uno dei versi più famosi della letteratura italiana.

Il termine più corretto che mi viene in mente riguardo a questa frase è: “evocativa”. Un ipotetico lettore della Divina Commedia arrivato a questo punto rivive mentalmente il travagliato viaggio di Dante dagli Inferi al Purgatorio, ripercorrendo i momenti salienti come in un time-laps.

 La bellezza di questo frammento scaturisce dalla sua funzione di collante in un contesto atipico: in un solo verso viene chiusa a chiave la porta della stanza dove l’opera è vissuta fino a quel momento, e se ne apre una nuova. Vengono lasciati alle spalle il dolore e il senso di oppressione che si percepivano a pelle durante l’Inferno per uscirne uscirne del tutto nuovi, arricchiti dal percorso.  Le stelle di cui si parla poi, possono avere più interpretazioni. Potrebbero rappresentare l’oggettiva piccolezza dell’uomo rispetto a tutto quello che esiste all’infuori del suo mondo. Si potrebbe dare loro il significato delle cose che gli uomini chiamano “certezze”, che saranno per loro sempre un faro luminoso quando il mare è in tempesta, la scelta di un'interpretazione piuttosto che di un’altra è assolutamente arbitraria.

Per come la vedo io, le stelle fungono da metonimìa per indicare l’infinito. Da sempre l’uomo ha cercato di lasciare sulla terra un’impronta eterna del suo passaggio. L’infinito è sempre stata un’ossessione umana, e la causa di questa attrazione morbosa è la sua natura mistica e trascendentale rispetto al resto. La magia di e quindi uscimmo a riveder le stelle a mio parere sta in questo. In un solo verso Dante riesce, dopo un’intera cantica basata sulla crisi esistenziale di un uomo, ad avvicinarsi spaventosamente all’infinito cielo stellato di cui lui stesso parlava, tramite un’unica immagine.

Tutto ciò in noi esseri umani fa scattare qualcosa dentro, come un lupo che ode l’ululato del capobranco. Questo verso ci ricorda che, al di là di qualunque situazione più o meno momentanea, qualcosa durerà per sempre. fg 4blsa


Una stella è un corpo celeste che brilla di luce propria.  Ciò che oggi giorno appare a molti sotto uno sguardo puramente scientifico, è stato studiato per secoli da astronomi, filosofi e sacerdoti il cui solo obiettivo era quello di capire le leggi che regolano il nostro universo. 

Sumeri, egizi, greci ed arabi, fra tanti altri, misero le basi di una scintillante cultura delle stelle. Le stelle, mute testimoni di luce che solo distrattamente osserviamo nel cielo notturno, segni che si muovono lenti e regolari sopra di noi e che avrebbero molto da dirci se solo avessimo tempo e voglia di ascoltarli, caratteri sulla pagina del libro della natura che leggiamo sempre più con fatica, lentamente si eclissano dalle nostre città, soffocati dai fumi delle fabbriche, annegati dalla luce artificiale delle strade ed esclusi dagli orizzonti di cemento in continua ascesa. 

Il tempo non si misura più con il movimento degli astri; scompare l’alternarsi del giorno e della notte; le stelle sono osservate per lo più avvalendosi di strumenti che le mediano e le alterano.  Con il progressivo allontanamento delle stelle dal quotidiano si perdono l’intimo rapporto tra uomo e natura e la vera cognizione del tempo; tutto ciò mentre la nostra esistenza si svolge frenetica e sempre più accelerata, secondo le regole del consumismo e secondo l’esclusiva attenzione nutrita da molti per le cose terrene. Il dialogo tra cielo e terra diviene arduo e intermittente, rischiando di interrompersi. Questi nuovi fenomeni, che hanno regalato all’uomo grandi benefici, hanno contemporaneamente causato la scomparsa di suoi preziosi e antichissimi compagni di strada: la luce naturale, il cielo, il silenzio, i ritmi stagionali e il firmamento.

Una delle funzioni fondamentali di questi elementi era fungere da guida, in senso sia spirituale sia materiale. Le luci delle stelle, per quanto flebili e lontane, hanno sempre aiutato l’uomo ad orientarsi; durante gli spostamenti, quando desiderava conoscere con esattezza il luogo dove si trovava e da che parte doveva rivolgersi per compiere i riti. I naviganti, i più grandi viaggiatori dell’antichità, utilizzarono le posizioni delle stelle nel cielo notturno per rendere meno insicuri i loro spostamenti.

Ma avevano necessità di orientarsi anche i costruttori di edifici sacri che,seguendo i dettami della religione, dovevano progettare le loro opere rispecchiando la struttura del cielo e dovevano collocare i templi secondo il sorgere e il tramontare dei grandi luminari e delle stelle.

Due motivi diversi per orientarsi sulla terra ma un solo punto di riferimento per farlo: il cielo. Nella Divina Commedia di Dante le stelle compaiono spesso, più precisamente alla fine delle tre cantiche.

Esse sono simbolo della meta di Dante Alighieri; rimandano al colle alto e luminoso da cui si è allontanato una volta incontrate le tre fiere. Ma le stelle nella Divina Commedia non fungono solamente da immagine della natura che viene sempre più celata dai vizi dell’umanità.

Le concezioni medievali di Dante sulla forma dell’universo sembrano agli astronomi contemporanei sorprendentemente preveggenti.  Infatti, alcuni matematici e astrofisici, hanno sostenuto che la concezione dello spazio della Commedia sia abbordabile solo con il sostegno teorico della relatività einsteiniana e della geometria non-euclidea.  L’opera finisce inaspettatamente per trovarsi avanti rispetto alla scienza dell'inizio 1900 (i crateri lunari, l’ipersfera…). Eppure Dante ragiona da un mythos diverso dal nostro e le sue preveggenze gli vengono da una visione mistica dell’esistente.  Il mistero divino diventa insieme imprendibile sfera e centro concentrico della realtà, contenente e contenuto, trascendente e immanente.

L’ardore di Dante è stato quello di provare a tenere insieme diverse dimensioni della realtà, misteriosa, umana e materiale , con tutti i saperi che aveva a disposizione, anche se scientificamente limitati.  E quello che ci viene chiesto oggigiorno è proprio mantenere viva e prolungare la tensione dantesca, aggiornandola all’altezza dei tempi. Un verso del paradiso della divina commedia, divenuto poi un proverbio è poca favilla gran fiamma seconda, con cui si esprime l'invito a valutare tutto lo spettro delle conseguenze delle proprie azioni perché anche un piccolo gesto può provocare immensi danni. E’ un "proverbio" a tutti noto, indipendentemente dalla lettura dell’opera, ma a causa della pandemia in cui stiamo vivendo, sembra aver amplificato il suo valore.

Possiamo dire di essere stati immersi anche noi in una realtà mistica e surreale dalla quale non possiamo fuggire a nostro volere. E’ necessario compiere un viaggio tenendo sempre ben a mente ciò che abbiamo lasciato e ciò che desideriamo raggiungere. La divina Commedia racconta che cosa accade dopo la morte ed è uno straordinario elogio del libero arbitrio e della piena responsabilità dell’uomo nella determinazione del proprio destino.  E’ un’opera scritta per cambiare la vita degli uomini.

Come viene detto in maniera molto chiara da Dante infatti, il fine del poema è togliere i viventi dallo stato di infelicità in questa vita e di guidarli alla felicità. E, forse, questo poema potrebbe diventare un punto in più necessario da aggiungere alla lista stilata in questo periodo in cui ci siamo promessi di prendere in mano la situazione in modo da poter vivere a pieno il futuro, nella nostra migliore forma.

Lucia Cosenza 4blsa

 


Dante è sempre stato un luminoso punto di riferimento per tutti i lettori che navigano nell’oceano della letteratura e si lasciano alle spalle i propri confini alla ricerca di una nuova prospettiva nei confronti dell’esistenza. Egli è una stella tanto luminosa e riconoscibile quanto distante, che ha già guidato molti altri grandi navigatori prima di noi e ha messo in difficoltà persino i più rinomati astronomi nel cercare di interpretare i suoi moti e andamenti. Eppure ancora oggi i versi di Dante riescono ad incantare: un bambino che alza gli occhi al cielo in una chiara notte d’estate, un esperto capitano pronto ad imbarcarsi in una nuova impresa, gli uomini non smetteranno mai di provare quel fascino verso il lontano e luminoso astro, con la speranza che, un giorno, si possa essere i primi a toccarlo con mano.

In questi mesi di incertezza passati col fiato sospeso, ci siamo sempre di più aggrappati al bagliore che si intravede in fondo al buio, consapevoli che, una volta fuori, avremo appena il tempo per prendere fiato prima di intraprendere una nuova scalata. Tempi duri temprano anche l’uomo più incerto, e siamo consapevoli che non bisogna gioire troppo presto, ma sotto sotto già contempliamo come sarà giungere sulla vetta eterea e tornare ad una vita normale. Eppure non dobbiamo dimenticare qual è la nostra vera meta, alzare di nuovo gli occhi alle stelle e comprendere che la purificazione nel fiume paradisiaco è solo un rito di passaggio, che chiuderà un capitolo inquietante quanto importante della nostra vita, l’alba di un nuovo giorno in cui tenteremo di nuovo di raggiungere quel lontano astro.

Il percorso che compie Dante non è solo una via per espiare i propri peccati, ma un vero e proprio meccanismo di rinascita che, per molti aspetti, è affine a quello che stiamo vivendo oggi. Ecco dunque la discesa verso il centro della terra, che da millenni è stato interpretato come il regno dei morti; poi la risalita nel fango, affine alla maggior parte dei miti della creazione secondo cui l’uomo è stato plasmato dall’argilla; infine il raggiungimento delle stelle, relitti di antiche divinità che un tempo rappresentavano un confine (che ora abbiamo abbattuto), un po’ come fece il vecchio Ulisse con le colonne d’Ercole. E se c’è una cosa che vale la pena di ascoltare da un dannato dei più bassi gironi dell’inferno come Ulisse, è che quello che si può perdere oltrepassando i margini stabiliti è la nostra ignoranza, e che l’uomo non è fatto per perdersi in una selva oscura senza trovare mai una soluzione, o per comandare i fedeli dall’alto del proprio trono fatto di denaro, o ancora per lamentarsi e rimpiangere i vecchi tempi di pace, o indugiare di fronte ad un vaccino: l’uomo è fatto per soddisfare la propria sete di conoscenza.

Umberto Pagliari 4blsa


 

La 5BLSA commenta le frasi d'autore proposte

La 5BLSA commenta le frasi d'autore proposte...

  • "La vita non si spiega, si vive".(Pirandello)

L’uomo tende costantemente a cercare spiegazioni razionali a ciò che gli accade: alcuni si affidano alla religione, altri invece si perdono nei propri pensieri e paranoie, ma senza mai trovare di fatto una risposta che dia certezza, che spinga ad andare avanti in totale serenità.
E se fosse la vita stessa a darci risposte? Le persone si disperano senza tener conto che magari ciò che cerchiamo sta negli eventi stessi, in ciò che ci accade. Forse è questo che intendeva dire Pirandello: non dobbiamo cercare spiegazioni razionali che diano un senso alla vita, perché è essa stessa a fornircele tramite ciò che questa ha in serbo per noi. Non bisogna, pertanto, ostinarsi a capire subito, perché di ciò che ci accade ci verrà rivelato il significato in futuro, come se fosse già tutto scritto, come se ci fosse qualcuno che ci accompagna in questo sentiero lungo e spesso non facile da proseguire, come un bambino, che tenendo per mano il papà o la mamma, si lascia trasportare verso ciò che solo i suoi genitori sanno essere giusto per lui. È quindi solo smettendo di cercare un senso, e vivendo, che la vita ci fornirà le risposte di cui abbiamo bisogno.

 

  • "Quei due così come sono, sono reciprocamente necessari. E pensò: ecco questo modo d'essere è l'amore." (Calvino)

Questa frase mi ha colpito molto, per via del contrasto tra la sua semplicità e l'immenso concetto che vuole esprimere:quello dell'amore. Inoltre sono pienamente d'accordo. Secondo me l'amore è un qualcosa di impossibile da definire in modo chiaro, ma è un qualcosa che tutti noi abbiamo ben presente. E' molto più facile spiegarlo usando un esempio concreto, proprio come viene fatto da Calvino in questa frase. Se qualcuno dovesse chiedermi "Che cos'è l'amore?" non saprei dare una definizione esatta, ma risponderei: "è quando ti guardi negli occhi dell'altra e viceversa", oppure "è quando due alberi molto vicini crescono intrecciandosi, fino al punto da essere così coesi dal risultare come una cosa sola", oppure "è quando lei mi fa una torta perchè sa che mi piace". Sono anche molto belle le parole di Calvino "modo d'essere". "Essere" è una sfera molto intima e spesso difficile da cambiare, a volte impossibile. Una delle poche forze che può cambiare davvero le persone e in meglio è proprio l'amore; forse è per questo che Calvino usa queste parole.
L'opera artistica che a mio parere rappresenta al meglio l'amore è "Il bacio" di Klimt, ove sono rappresentati i due amanti che, con questo bacio, si uniscono e si stringono l'una all'altro: l'unione è ben rappresentata dalla disposizione del colore, che sembra appunto "cingere" e "fondere" i due soggetti in un'unica figura. 
Questo è l'amore: una forza non definita, che è in grado di definire.

 

  • “Anche se il timore avrà sempre più argomenti, tu scegli la speranza.” (Seneca)

Il concetto espresso da Seneca mi accompagna personalmente da quando sono piccolo, per questo ho scelto tale citazione. Sebbene Seneca sia vissuto circa duemila anni fa, questa frase non è solo universale, ma anche di una lungimiranza disarmante. Il filosofo vuole trasmettere speranza al proprio lettore, esprimendosi, però, in maniera estremamente sincera: 
egli ammette che il timore e la resa spesso appaiono come le vie più facili da intraprendere al fine di evitare problemi, ma nonostante ciò, ci incita a percorrere la strada più ardua, quella del coraggio. Quello descritto è un meccanismo naturale senza tempo che si ripete con l’avvenire di 
innumerevoli contesti e situazioni. Essendo così universale, la frase è 
attuabile in ogni sfida posta dalla vita, come esortazione alla speranza e a non demordere nonostante le avversità. 

 

  • “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.”    - (Pirandello)

Pirandello esprime in molte delle sue opere la “teoria delle maschere” in cui egli crede
fermamente, una teoria che combatte direttamente
i costumi e le apparenze della società.
Egli, infatti, afferma che ogni individuo mostra
diverse personalità, in base alla persona con cui si rapporta, le quali non sono altro che “maschere”,
cioè facciate, che ci rappresentano negli occhi degli altri e tramite le quali ci raffiguriamo nella nostra mente.
Questa concezione della realtà mostra anche la relatività di Pirandello e di molti altri autori del
tempo, che si rifiutano di descrivere la realtà come una serie di fatti oggettivi e assoluti, che
possono essere studiati razionalmente, ma sostengono che ogni individuo abbia una propria
visione del tutto, differente da quella di altri.
Questa teoria viene anche spiegata da Anselmo Paleari nel romanzo “Il fu Mattia Pascal”, tramite la cosiddetta “Filosofia del Lanternino”.
La “teoria delle maschere” si collega direttamente al concetto di “frammentazione dell’Io”, sempre
di Pirandello; gli uomini non sono persone, ma “personaggi” che recitano molti ruoli, cambiando personalità e maschera, poiché questo è l’unico modo per vivere nella società, che non è altro che un palcoscenico in cui avviene
lo spettacolo. Se un individuo prova a liberarsi da queste maschere, viene scartato e considerato superfluo o addirittura folle e viene subito rimpiazzato da un membro più "adatto".
Ne “Il fu Mattia Pascal” Pirandello mostra anche la crisi a cui va incontro colui che diviene consapevole della propria condizione e che scopre la vera natura vuota del proprio essere, completamente diversa da come si mostra e da come vuole essere giudicato dagli altri.

 

  • “There is a crack in everything, that's how the ligth gets in”. (L. Cohen)

1. Ho scelto questa frase perchè trovo il suo significato applicabile al periodo che stiamo vivendo; secondo me è fondamentale trovare sempre un punto di collegamento con il presente, perchè il modo migliore per iniziare una riflessione è proprio partire da ciò che si prova e si vive personalmente. La frase significa “c’è una crepa in ogni cosa, da lì passa la luce”, è una visione molto positiva: la crepa, che di solito si pensa essere un qualcosa di negativo, in realtà in questo caso  deve essere sfruttata per trovare la felicità e la serenità, in un momento buio e triste. Facendo un esempio concreto si potrebbe parlare della situazione che ormai da quasi un anno stiamo vivendo. Siamo stati costretti a cambiare il nostro stile di vita, e di conseguenza non abbiamo avuto più avuto la possibilità di vivere con la libertà che prima davamo per scontata. Proprio in questi momenti non bisogna buttarsi giù, ma bisogna trovare la “crepa”, cioè il “punto debole”, da sfruttare di conseguenza: stare in casa per mesi è devastante psicologicamente per molte persone, ma, personalmente, ho iniziato ad apprezzare di più lo stare in famiglia, ma anche tutte quelle cose banali a cui prima non davo importanza, questa è la crepa dalla quale passa la luce! E’ una frase interessante, alla quale si può ispirare la propria filosofia di vita; anche nelle situazioni peggiori dobbiamo cercare di adattarci e di vedere quella “crepa” dalla quale trarre emozioni e sentimenti positivi. 
2. “There is a crack in everything, that's how the light gets in”.  Con questa affermazione Cohen vuole dimostrare come in ogni cosa, negativa o positiva che sia, possa esserci il lume della speranza. Questa “frattura”, anche se involontaria, ci permette di vedere oltre ciò che definiamo realtà, possiamo vedere la verità celata dall’oscurità del male nascosto in ogni cosa, in ogni essere vivente. Penso però che questa crepa possa essere vista solo dalle persone che credono veramente che possa esserci speranza e felicità ovunque esse vadano. Personalmente vedo la crepa come una redenzione dai propri peccati, accettando il proprio male interiore ma al contempo rinnegandolo. Credo però che una redenzione collettiva, in cui tutti rinnegano il proprio “io maligno”, sia impossibile, nel senso che non tutti comprendono il vero male delle proprie azioni. Non avendo questa percezione, che stanno facendo del male, non potranno mai redimersi e trovare questo “squarcio” che trasuda speranza e gioia. Con questo intendo che purtroppo non abbiamo tutti lo stesso concetto di “male” o di “cattive azioni”, quindi non tutti potranno vedere le fratture che rilasciano la luce. Ovviamente non penso che Cohen abbia sbagliato nel scrivere ciò che veramente pensava, perchè lui, mentre scriveva quella frase, ha dato una possibilità a chiunque, buono o cattivo che sia.

 

  • Chiuso fra cose mortali
  • (Anche il cielo stellato finirà)
  • Perché bramo Dio?  (Ungaretti)

Ungaretti secondo me in questi tre versi sintetizza l’aspirazione che l’uomo ha sempre avuto nella sua storia, quella di ambire al meglio. Per me qui Dio rappresenta l’eccellenza, in quanto storicamente Dio equivale alla perfezione. L’uomo ha sempre cercato di arrivare sempre un po’ più in alto, ha sempre cercato di superare i propri limiti per avvicinarsi sempre di più all’assenza di errore, anche se impossibile. Qui l’autore rappresenta l’umanità intera e si pone questa domanda esistenziale che tutti si fanno, ovvero chiedersi perché c’è questo bisogno di ricercare una caratteristica divina in quello che si fa, contrastando i nostri errori e quindi creando anche un conflitto, proprio perché nessun uomo arriverà mai a produrre qualcosa privo di difetto. Questo conflitto crea un paradosso insormontabile: l’umanità ricerca la perfezione, avvicinandovisi, ma non raggiungendola mai. Il distacco tra la perfezione e il lavoro svolto, che gli si avvicina ma non la raggiunge, d’altra parte è origine della motivazione di affinarsi sempre di più, in un ciclo infinito. Oltre all’eccellenza, l’uomo ha bisogno anche di affetto e protezione, che sono originati in e da Dio. In generale, questa poesia può essere adattata a tutti i bisogni e necessità dell’uomo per vivere bene. Nella cultura europea c’è l'idea che Dio sia l’origine di tutto, per cui Ungaretti si rivolge a Dio non con l’obiettivo di confrontarsi direttamente con lui, ma piuttosto per sottolineare i bisogni delle persone e le domande della vita dalle quali essi scaturiscono.

 

  • "È molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere ogni tanto, galantuomini sempre." (Pirandello)

Questa è una celebre frase uscita dalla mente geniale di Pirandello, rappresentativa dell'umanità da quando essa mosse i primi passi sul pianeta, particolarmente attuale ai nostri giorni. Consuetudine è attribuire alla parola “eroe” un significato importante, perché eroe è una persona che compie o ha compiuto grandi gesta benevole e che quindi diventa importante e che verrà anche ricordata nei secoli a volte, come Galileo Galilei. Penso ahimè che il significato di questo termine sia stato un po' "travisato" perché per esempio oggi è eroe anche chi per esempio arriva a giocare a calcio a livelli alti, e, anche se a me personalmente piace molto il calcio, penso sia una cosa sbagliatissima, perché non c'è nulla di eroico in ciò, come del resto in mille altre azioni che vengono definite eroiche. Eroi per le masse possono essere anche persone che hanno trovato una cura ad una malattia, anche se non con lo scopo di salvare persone, ma per quello più futile di arricchirsi e diventare famosi. Quindi per le masse che non conoscono a fondo la persona elevata ad "eroe" e tutte le cose compiute da essa, basta un'azione che sia definita eroica per idolatrarla. In contrapposizione penso che ci siano in tutto il mondo tantissime persone meritevoli di essere accostate al termine eroe, ma che rimangono nell'anonimato perché le loro gesta non sono ritenute degne di essere definite eroiche, oppure perché non vogliono fregiarsi delle buone azioni compiute, come per esempio un chirurgo che salva vite tutti i giorni, oppure, più semplicemente, chi aiuta i bisognosi. Queste persone sono a mio parere quelle che Pirandello considera “galantuomini”, perché vivono la loro vita facendo del bene solo con lo scopo di voler fare del bene e non con altri fini, come per esempio la fama o l'interesse. Queste sono anche le persone che vanno stimate maggiormente e di cui ha bisogno l'umanità, perché è merito loro se il mondo non va a rotoli, e sono loro che sono i veri eroi, non quelli fasulli dettati semplicemente dai canoni della società, vedi i calciatori. In sintesi sono completamente d'accordo con Pirandello e con il suo pensiero, perché gli eroi vanno e vengono, per via del compimento di azioni importanti dettate dai valori della società del momento, mentre i veri eroi, i galantuomini, sono le persone normali che vivono la la loro vita in silenzio compiendo azioni lodevoli con il solo scopo della bontà verso gli altri. In conclusione penso che il termine "eroe", soprattutto oggi, sia abusato perdendo il valore che avrebbe dovuto esprimere, invece attribuito spiritualmente ai galantuomini da parte delle persone che conoscono il vero significato del termine “eroe”.

Dalle poesie della 2AELE:

Dalle poesie della 2AELE:

"A te..."

A te mamma ,
vorrei dedicare questa poesia;
a te che sei la banca 
dove deposito tutti i miei dolori 
e preoccupazioni;
a te che mi hai fatto capire cos'è l'amore;
a te che mi hai fatto scoprire il mondo intero;
a te che mi hai fatto capire che la mia forza sei tu;
a te che hai dato un senso alle mie giornate;
a te che mi hai fatto capire che le opportunità non vanno perse;
a te che mi hai fatto capire che cos'è il rispetto;
a te che mi hai fatto capire che le persone non vanno giudicate,
ma amate;
a te che mi hai fatto capire la solitudine,
cioè la tua assenza,
ma mi hai anche insegnato,
a vivere senza di te,
sei il mio mondo,
sei la mia mamma!
Mr R.

Mi chiedevo come stai
Dopo cosa fai
Mi dicevi passa il tempo
E tu non passi mai.

Ma dimmi cosa provi
Non è che se siamo io e te 
Noi non siamo più soli.
Mr M***

Nessuno può apprezzare tanto 
Più di qualcosa che non si ha più, 
E ciò spiace, perché ci si accorge 
Quando ormai lo si è già perso.
Oggi, e più volte nella mia vita,
Sento mancare la tua presenza, nonno,
E invidio chiunque ti abbia.
I tuoi consigli, le tue parole 
Colmavano d’amore il mio cuore;
E stavo bene con te
Anche se non lo sapevo.
Ora lo so e sono triste
Perché non ci sei più, nonno.
Mr F.

A te che mi hai stravolto la vita
come un uragano che spazza via 
una città intera

A te che mi ami 
qualunque cosa io faccia o dica

A te che credi sempre in me
per quanto sia stupida
qualsiasi idea

A te che sei scesa dal cielo
e mi hai dato 
delle nuvole su cui riposare 

A te che sempre riempi di farfalle il mio lo stomaco 

A te che trasformi l’oscurità in luce

Grazie
Mr B***

A te che mi sei sempre vicino,
A te che quando ti guardo negli occhi, 
mi viene il sorriso,  
A te dico grazie 
per tutto quello che mi dai, 
e per il bene che mi vuoi.
A te papà scrivo queste parole 
che arrivano dal profondo 
del mio cuore.
Mr B.

A te, che mi hai fatto sorridere 
nei momenti brutti;
A te, che sei riuscita a farmi credere in me stesso;
A te, che sei riuscito a farmi emozionare stando
su un rettangolo color verde;
A te, che mi hai aiutato 
nonostante non lo meritassi;
Devo tutto a molte persone,
Ma niente a coloro 
che hanno fatto finta...
A te, anzi, a voi… grazie.
Mr C.

A te che mi sostieni
A te che mi appartieni
A te che mi fai bene
Eppure mi avveleni
Una malinconica sensazione
Che mi porta
Ad una felice depressione
Mr G.

La penso ogni giorno,
poi mi guardo attorno
e mi appare il suo contorno.

Mi manca ormai da mesi
è sempre nei miei pensieri,
e la ricordo come ieri.

Vorrei che fosse qui ancora
per salutarla e allora
dirle che per sempre ci sarò,
e ci sono anche ora.
Mr C***

A te calcio, 
che in questi anni,
mi hai fatto sentire meglio.
A te che mi hai aiutato
quando nessuno lo faceva, 
che mi tiravi su il morale,
che mi facevi sfogare e 
che mi rendevi felice.
Grazie calcio
Mr M.

A te mamma che mi hai lasciata sola.
A te mamma che mi hai messo 
al mondo, grazie.
A te mamma darei la mia vita 
per riaverti qui con me.
A te mamma che non smetto di pensare e amare.
A te mamma che mi dai la forza di credere in me ogni giorno
A te che sei la mia vita, anche se non ci sei più.
Ti amo Mamma.
Miss C.

A te che mi rallegri la giornata
Quando ti porto in giro al pomeriggio.
A te che dormi tutto il giorno aspettando il mio arrivo
Per mangiare tutto il cibo.
Un bocconcino riesci sempre a rubare
Riuscendo pure a non farti notare.
A te, che ti teletrasporti se mi distraggo,
Che scappi quando ti lascio libero,
Che corri sempre senza fermarti,
E che torni sempre quando ti chiamo.
A te, che in tre mesi mi hai cambiato la vita
Mr Z.

L'arte che non va messa da parte;
Il salto del ghepardo,
Esempio non solo carico ma pieno;
Cura;
Maglione d'inverno;
Boccia da pesce.
Mr T.

Le poesie della 2CINFO

I nonni sono persone

Che d’ogni cosa

Ne fanno un’emozione.

Ci raccontano le storie della vita

Con saggezza infinita

Luca Losito 

 

Tutte le volte che mi sveglio la mattina

Penso a cosa potrei fare nella mia vita 

Continuo a pensare e immaginare

Dove la mia vita potrebbe arrivare

Ora vado a scuola e continuo a studiare

Così che la mia vita possa migliorare 

Anonimo 

 

LA MIA ESPERIENZA:

Molti parlano della malinconia 

dicendo”che vuoi che sia”,

altri parlano della depressione

pensando sia finzione;

a volte la solitudine fa male

poiché tutti pensano tu sia asociale,

a volte fa bene per cercare dentro di noi

il nostro vero carattere e le nostre ambizioni.

Ci vuole tempo per cambiare 

io ce l’ho fatta e sono qui per raccontare

Anonimo 

 

Il calcio è bello,

devi solo trovare il modo di far bordello,

il calcio è semplice,

devi solo trovare il modo di esser felice.

il calcio è giusto,

devi solo giocare di gusto,

il calcio è passione,

devi solo avere affezione.

il calcio è il mondo,

ma non devi lasciarlo in fondo,

il calcio è la vita,

deve essere capita.,

Anonimo 

 

SE FOSSI ALBERO

SE FOSSI ALBERO OSSERVEREI LA NATURA CHE MI CIRCONDA

DA MATTINA A SERA.

 

SE FOSSI ALBERO ACCOGLIEREI GLI UCCELLINI

NEI LORO NIDI, TRA I MIEI RAMI.

 

PERDEREI LE FOGLIE AD AUTUNNO,

MA MI RIEMPIREI DI FIORI A PRIMAVERA.

 

FAREI AMICIZIA 

CON GLI ALBERI VICINI

 

E ABBRACCEREI CON LA MIA CHIOMA

TUTTI I BAMBINI CHE GIOCANO 

VICINO ALLE MIE RADICI.

Anonimo 

 

RICORDI

Un filo di vita tagliato presto

Come siamo arrivati in questo mondo?

Chi eravamo?

 

Ogni passo avanti

è un ricordo che svanisce indietro.

 

Un balzo 

E tutto ciò che è dietro

Cade in un eterno declino

 

Si trasforma in cenere

Segnato dalla morte,

 

Incisa marcando la propria pietra

Una tavoletta di tua creazione

La tua scelta

La tua vita.

Anonimo 

 

Un albero senza rami e foglie,

non sarebbe  un albero

io senza di te,

non sarei io.

siamo come due anime,

ma con un singolo pensiero;

siamo angeli con un'ala sola,

solo restando abbracciati possiamo volare.

Anonimo 

 

Passeggiando in riva al mare

Onde e pesci stavo a guardare

Raccoglievo le conchiglie

Con un secchio pieno di biglie

Omaggiavo a tutti il cocco bello

Daniele ne prese un po' 

Io gli dissi che non era fresco

Oltraggiato lui se ne andò

Anonimo 

 

Lulù

Dolce Lulù, sei il mio splendore

e il solo guardarti

mi riempe il cuore d’amore.

 

Di velluto è il tuo folto manto

e accarezzarti è un incanto.

 

I tuoi occhi 

come due stelle,

mi illuminano

come le fiammelle.

 

Con la tua coda un po’ frù frù,

mi saluti come sai fare tu.

Il Moro 

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